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Tunnel carpale


Attività favorenti la sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è una patologia molto frequente di facile inquadramento diagnostico. E' causata dall'intrappolamento del nervo mediano all'interno di un canale (il canale carpale); la sindrome del tunnel carpale colpisce circa 300 persone ogni 100.000 abitanti all'anno ed è tre volte più frequente nel sesso femminile. In più dell'80% dei casi è bilaterale. Molteplici attività lavorative che comportano l'esecuzione di movimenti ripetitivi della mano, specie con flessione ed estensione del polso possono favorire la comparsa della sindrome. Esiste comunque una predisposizione individuale alla patologia dovuta alla ristrettezza del tunnel che il nervo mediano attraversa.
Alcune patologie (diabete, malattie della tiroide) ed alcune condizioni fisiologiche (specie la gravidanza) possono associarsi frequentemente a sindrome del tunnel carpale.

Attività favorenti la sindrome del tunnel carpale
  • Settore manifatturiero
  • Settore elettronico
  • Settore tessile
  • Settore alimentare
  • Settore Calzaturiero
  • Settore pellettiero
  • Confezionamento pacchi
  • Cuochi
  • Parrucchieri
Come si manifesta

All'esordio la sintomatologia è caratterizzata da formicolio e perdita di sensibilità alle prima tre dita della mano cui si associa dolore (spesso riferito al polso o a tutta la mano), con maggiore frequenza durante le ore notturne (il paziente deve alzarsi e scuotere la mano per alleviare i sintomi) o al risveglio. Con il passare del tempo i sintomi diventano persistenti anche durante il giorno o nel mantenimento di determinate posizioni (tenere il volante, leggere un libro). Quando la sintomatologia venga trascurata possono comparire, tardivamente, disturbi motori (impaccio nei movimenti fini delle dita, mancanza di forza con caduta degli oggetti dalla mano o difficoltà ad aprire un barattolo ed abbottonarsi la camicia)

come si diagnostica

La diagnosi di sindrome del tunnel carpale è molto semplice: essa si fonda sulle caratteristiche del quadro clinico e sull'esecuzione di uno specifico esame diagnostico: l'elettroneurografia. Questo esame, del tutto innocuo, si esegue con stimolazione elettrica a bassa intensità del nervo mediano in più punti e permette di individuare con altissima sensibilità la presenza di un intrappolamento al canale carpale. Questa tecnica diagnostica permette inoltre di classificare il tunnel carpale in relazione al grado di severità dell'intrappolamento (dal grado I al grado V), con importanti ricadute sul trattamento terapeutico più idoneo.

Quali alternative terapeutiche
Trattamento conservativo

Nei gradi di sofferenza lieve moderata del nervo mediano esiste la possibilità di un approccio conservativo (non chirurgico), mediante il posizionamento di tutori per il polso, terapia riabilitativa specifica, uso di ultrasuoni o laser-terapia. Talora viene eseguita anche terapia infiltrativa con cortisone, sebbene tale procedura sia oggetto di controversie e critiche poiché ripetute infiltrazioni potrebbero portare ad un danno fibrotico sul nervo.. L'approccio riabilitativo è indicato anche quando vi sia una specifica controindicazione all'intervento, nelle forme transitorie di tunnel carpale (ad esempio in gravidanza), o quando il tunnel carpale si associ ad una sofferenza più estesa dei nervi periferici (neuropatie).

Tutore per polso IMG

Trattamento Chirurgico

Nei gradi medio/avanzati è indicato l'intervento chirurgico. L'intervento può essere praticato ambulatorialmente, e comporta un'incisione di circa 2 cm al palmo attraverso la quale si interrompe il legamento traverso del carpo e si provvede a liberare dall'esterno il nervo mediano (neurolisi esterna). L'intervento dura pochi minuti per cui il paziente può essere dimesso subito. Dopo l'intervento viene applicato un bendaggio non rigido. È necessario tenere la mano elevata e fare esercizio muovendo le dita. Già dal giorno successivo è possibile effettuare qualche piccola attività con la mano (allacciare bottoni, impugnare una posata, scrivere). Non si devono fare sforzi o movimenti bruschi o ripetuti. I punti vengono asportati dopo 10-12 giorni.Di solito il paziente è in grado di riprendere la propria attività dopo circa 4 settimane dall'operazione.

Sulla base dei dati epidemiologici ogni anno a Genova oltre 2000 persone, prevalentemente di sesso femminile,presentano una sindrome del tunnel carpale. Fino a pochi anni fa,il solo accertamento diagnostico elettroneurografico per sospetta sindrome del tunnel carpale richiedeva lunghe liste di attesa o il trasferimento fuori provincia o fuori regione.
Ad oggi, in Italia, pochi centri consentono di seguire il paziente dalla diagnosi fino alla terapia e successiva riabilitazione. Ne consegue una naturale dispersione del paziente che, il più delle volte, dopo essere stato inquadrato dal punto di vista diagnostico, non ha punti di riferimento sulle successive tappe da seguire. Pertanto la gestione della persona affetta da questa patologia manca di organicità risentendo della frequente frammentarietà degli interventi che occorrono lungo il percorso dalla diagnosi alla terapia
L'intervento chirurgico (opzione terapeutica principale nel tunnel carpale) viene eseguito sulla base di conoscenze o indicazioni che spesso conducono il paziente fuori dalla propria regione d'appartenenza. Sulla base di questi presupposti abbiamo ideato un progetto di gestione del paziente affetto da tale patologia, con la costituzione di un'equipe (costituita da Neurologi, Fisiatri, Neurochirurghi e Fisioterapisti e Tecnici di Neurofisiologia) che è in grado di seguire il paziente dalla prima all'ultima tappa dell'intero processo diagnostico-terapeutico-riabilitativo, secondo un modello di continuità assistenziale e di integrazione interaziendale e territoriale. In quest'ottica è stato organizzato a Gennaio 2006 un congresso sul tunnel carpale per focalizzare il problema della gestione del paziente.

Per la primavera del 2007 è prevista l'organizzazione di un nuovo congresso in cui verranno presentati i risultati del progetto.

Processo diagnostico

Viene svolto dal Servizio di Neurofisiologia della U.O. Neurologia presso l'ospedale P.A. Micone di Ge-Sestri P.

Trattamento conservativo

Questo approccio, che non si deve necessariamente considerare alternativo al trattamento chirurgico, risulta indicato in particolare nei gradi lieve/moderato di tunnel, nei soggetti in cui la patologia compressiva sia associata a neuropatia periferica diffusa (come accade ad esempio in corso di neuropatia diabetica), nei casi in cui esista una specifica controindicazione al trattamento chirurgico o nei pazienti che rifiutano il trattamento chirurgico o desiderano, quanto possibile, procrastinarlo.

A tale scopo è stato creato un collegamento diretto e informatizzato tra il Servizio di Neurofisiologia ,ove viene svolto lo studio elettrofisiologico e diagnosticata la patologia ,e il N.O. Polo Riabilitativo Ponente facente parte della U.O. di Terapia Fisica e Riabilitazione ove il paziente viene indirizzato e eseguirà il trattamento conservativo. Più nel dettaglio è stata appositamente creata una cartella clinica informatizzata che può essere compilata e modificata presso le due sedi sopra citate e che analizza:

  • l'aspetto della mano (alterazioni vasomotorie, trofiche e deformità articolari) e l'eventuale presenza di edema a livello polso/mano
  • il dolore tramite valutazione soggettiva del paziente secondo una scala analogico visiva (VAS)
  • la mobilità della mano focalizzando l'attenzione sull'opposizione del pollice e la posizione di pugno completo

La valutazione si conclude con la compilazione da parte del paziente di un questionario di valutazione soggettiva. Il paziente viene rivalutato nuovamente nei successivi controlli a distanza di 1 - 3 - 6 mesi contestualmente al controllo elettroneurografico. Sia il referto elettrofisiologico che la valutazione fisiatrica di controllo vengono inseriti nella cartella informatica condivisa e sono pertanto visionabili in tempo reale dal personale sanitario coinvolto nel progetto. Inoltre, per evitare le problematiche associate alla prenotazione tramite CUP delle visite fisiatriche di controllo e dello studio elettrofisiologico, ai pazienti viene fornito immediatamente un appuntamento per i controlli successivi.

L'iter riabilitativo prevede

  • tutore dorsale da indossare per 15 giorni full time e nei successivi tre mesi la notte e quando si svolgono attività impegnative
  • esercizi di scorrimento differenziato dei tendini flessori e del nervo mediano
  • consigli di ergonomia con particolare riguardo all'attività lavorativa e sportiva;
  • n° 10 sedute di ultrasuoni campo mobile polso, 1,5 Watt/cm2 per 5 minuti

Trattamento chirurgico

Nei pazienti con diagnosi iniziale di tunnel carpale di grado moderato - grave (III avanzato-IV-V) o nei pazienti che in seguito ad approccio conservativo evolvono in senso peggiorativo è considerato indicato il trattamento chirurgico.

In questi casi il paziente viene indirizzato alla U.O. Clinica Neurochirurgia e Neurotramatologica dell' Azienda Ospedaliera Universitaria "San Martino" di Genova con cui da tempo il Dipartimento di Neurologia della ASL 3 ha attivato un rapporto di collaborazione interaziendale. L'intervento chirurgico viene eseguito da un neurochirurgo (Dott. Sergio Gennaro) specializzatosi in questo tipo di patologia. L'equipe dal 2001 ad oggi ha eseguito oltre 400 interventi sul tunnel carpale. L'intervento viene eseguito in anestesia locale e il paziente viene dimesso dopo l'uscita dalla sala operatoria con completa scomparsa della sintomatologia clinica pre-operatoria nelle ore successive all'intervento e ripresa dell'attività lavorativa entro 20 gg. In seguito all'intervento, in relazione alle caratteristiche del quadro clinico e sintomatologico può essere proposto trattamento riabilitativo e/o controllo neurofisiologico a distanza secondo precise modalità.

In sintesi il progetto si propone di fornire un modello di continuità assistenziale per il paziente oltre che di integrazione tra Ospedale e Territorio secondo una modalità di collegamento informatizzato. All'interno del percorso individuato il paziente viene seguito lungo tutto l'iter della patologia.




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