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Comunicato stampa
La prevenzione in scena al SUQ
Genova, 17 giugno 2010
Far conoscere i servizi esistenti sul territorio metropolitano genovese, favorendo l’accesso e la comunicazione tra il personale sanitario ed i pazienti migranti: con questi obiettivi ASL3 Genovese partecipa alla edizione del SUQ “12° Festival delle Culture” in programma fino al 24 giugno al Porto Antico di Genova.
L’Azienda sarà presente ogni giorno dalle 17 alle 23 e nei giorni festivi dalle 12 alle 23, con un proprio stand in cui è possibile ottenere informazioni e ricevere materiale sulle diverse attività svolte da ASL3 nell’ambito dell’assistenza ai cittadini immigrati.
Domani alle h. 17 si terrà la tavola rotonda sul progetto PASS, “Promozione dell'accesso delle popolazioni immigrate ai servizi socio-sanitari”, sostenuto dal Ministero del Lavoro e Politiche sociali e realizzato dall’INMP, Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti cui, oltre alla direzione dell’INMP e ai mediatori culturali, parteciperà anche la direzione aziendale di ASL3 unitamente ai servizi di salute mentale e consultorio.
Il Progetto Pass, partito nell’autunno 2009, ha come obiettivo specifico quello di attuare interventi di
informazione, orientamento e facilitazione dell’accesso delle popolazioni straniere ai servizi sociosanitari anche
attraverso la formazione e l’inserimento di mediatori linguistico-culturali nelle ASL italiane. A tal fine,
dopo una selezione bandita da Regione Liguria per l’individuazione di soggetti idonei a svolgere tale ruolo – di
cui due per ASL3 Genovese- è stato avviato un percorso formativo di 200 ore, cui hanno fatto seguito uno stage
post-formazione di 200 ore nei servizi coinvolti (Consultorio, Salute Mentale e Igiene) e un addestramento sul
campo della durata di sei mesi, che si concluderà a breve.
Nell’ambito della collaborazione con INMP – Ospedale San Gallicano di Roma, principale referente
nazionale sul tema dell’assistenza sanitaria alle popolazioni straniere, sono state proposte e da loro finanziate
ulteriori attività di supporto, quali, appunto, la partecipazione al SUQ e la realizzazione di un “Vocabolario
dell’accoglienza”, ovvero un elenco di parole chiave e frasi semplici tradotte in arabo e spagnolo, da distribuire
agli operatori sanitari come piccolo strumento da utilizzare per facilitare la relazione con le persone migranti. Tali iniziative appaiono rilevanti in considerazione del fatto che l'incontro tra operatori sanitari e pazienti stranieri può dimostrarsi talvolta non privo di difficoltà; lo sviluppo di competenze interculturali da parte del personale sanitario, quindi, unitamente alla capacità di stabilire canali di comunicazione e di comprensione, risultano essenziali per costruire e garantire nel tempo percorsi di reale tutela della salute, sia dal punto di vista della presa in carico sia della prevenzione.
Oggi in Italia è garantita l’accessibilità al Servizio Sanitario Nazionale, seppur in forma diversificata, per tutte le persone migranti presenti sul nostro territorio: sia per quanti sono in possesso di regolare permesso di soggiorno, per i quali prevista l’equiparazione ai cittadini italiani, sia per le persone irregolari, alle quali sono assicurate le cure urgenti, essenziali e continuative.
Garantire il diritto alla salute, per un’Azienda Sanitaria, significa renderlo fruibile a tutti e produce inevitabilmente cambiamenti nel tradizionale approccio al paziente, che nel caso dei migranti presenta difficoltà imputabili a politiche di integrazione incerte, difficoltà di accesso ai servizi e problematiche comunicative.
In quest’ottica si inserisce il ruolo fondamentale della mediazione culturale nei servizi sanitari, quale strumento indispensabile per creare un ponte tra realtà e culture apparentemente distanti, tra diversi modi di intendere la salute e la malattia, perché ridurre la dissonanza culturale significa sostanzialmente ridurre la malattia. |