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Il fotografo Alex Subrizi allestirà, dal 3 al 28 settembre, una mostra fotografica presso i locali del Sert di Sampierdarena, una delle Unità Territoriali del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche e dei Comportamenti d'Abuso dell'A.S.L. 3 Genovese.
Questa iniziativa è nata dalla collaborazione del Sert con l'Associazione culturale senza fini di lucro Galleria_Studio44 di Genova che in passato ha permesso la realizzazione di due mostre espositive e di un work-shop di pittura e disegno con il coinvolgimento dei pazienti.
Gli scatti sono stati effettuati ai pazienti dell'Unità Spinale dell'Ospedale Careggi di Firenze. Si tratta d persone che hanno subito una lesione al midollo spinale e che per questo motivo vivono una condizione di handicap fisico di grado variabile.
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Il progetto ha previsto la realizzazione di foto di grande formato raffiguranti solo i visi in primo piano. Accanto ad ogni fotografia è riportata una sigla corrispondente al livello della lesione spinale (ad esempio L2 indica che la lesione è a livello della seconda vertebra lombare). Una tavola sinottica posta alla fine del percorso espositivo esplicita il significato delle sigle ed spiega le conseguenze che ogni specifica lesione comporta sul piano clinico. L'obiettivo è quello di stimolare l'interesse del visitatore rispetto ai visi ritratti svelando solo in un secondo momento il perché di questi scatti.
Dice Alex Subrizi: "Ho eseguito questi ritratti come un esercizio di ricerca, sia tecnica che artistica. Ho scelto un gruppo di persone di cui ero curioso, un gruppo di persone di cui avevo un po' paura. E loro mi hanno accolto con grande generosità. Forse anche loro erano curiosi di me, o di come le foto sarebbero venute...All'inizio non sono visi di feriti, sono semplicemente visi. Dopo che hai fissato uno di loro per un certo tempo, pensi di aver capito qualcosa di lui? E quando aggiungi quel particolare (il livello di lesione spinale), hai l'impressione che ti guardi diversamente?".
L'idea è quindi quella di suggerire una riflessione rispetto al problema della diversità e del pregiudizio.
Diverse sono le motivazioni che ci hanno spinto a realizzare questa mostra presso un servizio pubblico che si occupa di tossicodipendenza.
Innanzitutto viene riproposto il tema del ritratto, argomento questo su cui si è già lavorato negli anni scorsi ritenendo che la ricerca sull'immagine corporea e sulle espressioni del viso possa costituire uno stimolo positivo per la conoscenza di sé e il confronto con l'altro diverso da sé.
Farsi fotografare significa esporsi all'obiettivo ma anche, e soprattutto, incontrare il fotografo, trovare un'intesa emotiva e instaurare una relazione. La posa e lo scatto diventano un momento di dialogo e di confronto.
Il proporre un'esperienza di disagio diversa nasce poi dalla convinzione che possa essere utile nel suscitare riflessioni rispetto alla propria condizione di tossicodipendente, spesso negata oppure ostentata in modo difensivo: può essere uno strumento per mettere in comunicazione modi di essere diversi ma non per questo lontani; un'opportunità anche per verificare come altri vivono il proprio problema e come cercano di gestirlo attraverso strategie personali.
È infine anche un'occasione di riflessione rispetto al significato e all'impatto che la diversità ha sulla società: può essere un'occasione per verificare di persona come sia impossibile sentirsi esenti dal pregiudizio.