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Infortuni sul lavoro
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L'attualità riporta in primo piano il tema degli infortuni sul posto di lavoro. Un argomento spesso ignorato dai mass media, ma che gli addetti ai lavori non perdono mai d'occhio. In base ad un protocollo d'intesa firmato nel 2002, INAIL, ISPESL e Regioni collaborano fattivamente per lo sviluppo di un sistema informativo integrato nazionale che renda possibile l'analisi puntuale dei dati e la pianificazione e programmazione regionale delle iniziative di prevenzione nei luoghi di lavoro. L'Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di lavoro (PSAL) dell'ASL 3 Genovese ha reso noto i risultati delle analisi sul quinquennio 2000-2004. Ecco una breve sintesi della situazione lavoro/infortuni nel territorio di competenza. La situazione nel territorio metropolitano genoveseLa fotografia del lavoro in Liguria è piuttosto complessa, qui si approfondisce il territorio della ASL 3 Genovese. A Genova, nel territorio dell'ASL 3, dal 2000 al 2004 gli addetti sono passati da oltre 215 mila ai 228 mila circa del 2004. Il 95% delle aziende ha meno di 10 dipendenti, ed è inglobato in tre macroaree: l'industria, l'artigianato, il terziario. Nel 2000 era la prima a farla da padrone, già tre anni dopo il terziario supera l'industria ed arriva al primo posto, tendenza che continua negli anni successivi. Molto più distaccato, ma stabile per numero di addetti è l'artigianato, con circa 30 mila addetti in media nei cinque anni esaminati. I settori più vivaci sono il commercio e le riparazioni (circa 14% degli occupati, in calo però nel 2004), le attività informatiche e immobiliari (oltre il 12%) e la pubblica amministrazione, stabilmente intorno al 12%. La flessione più rilevante è quella delle aziende di fabbricazione macchine ed apparecchiature elettromeccaniche ed elettriche ed ottiche (Codice “DL Elettromecc.Ottica”), che hanno visto ridurre il loro contributo all'occupazione dal 9% al 6% nel giro di un quinquennio. L'andamento della curva degli infortuni segue, in modo abbastanza parallelo, quella degli occupati nei vari settori. Il totale di quelli riconosciuti oltrepassa quota 50 mila nei cinque anni, con una graduale flessione nel tempo: se nel 2000 gli infortuni riconosciuti sono stati oltre 10.500, nel 2005 si sono ridotti notevolmente, non raggiungendo gli 8.000. Dei 25 settori analizzati, quelli dove sono più frequenti gli infortuni sono l'industria di metalli, le costruzioni, i trasporti, le attività immobiliari, la pubblica amministrazione e i servizi pubblici: l'insieme degli infortuni registrati in queste sei aree copre stabilmente il 63% del totale. Per gli infortuni gravi, cioè con una assenza superiore a 40 giorni e/o con la definizione di postumi permanenti, i settori prevalenti non cambiano mentre la percentule complessiva dei 6 settori sale fino a circa il 65%. Circa la metà degli episodi dura tra gli otto e i trenta giorni, con postumi più frequenti fino a 5 giorni, e le parti più colpite sono mani e dita, mentre assai più rari (fortunatamente) sono i danni a organi interni. Le lesioni più frequenti sono le contusioni, anche nei settori Trasporti, Industria dei metalli, Costruzioni e Pubblica Amministrazione, dove si registra peraltro anche un buon numero di fratture. La forza lavoro straniera registra oltre 3500 infortuni (positivi) tra il 2000 e 2005, con una netta prevalenza di Marocco, Ecuador, Albania, in una proporzione che passa, nei cinque anni, da un rapporto circa 1 a 30, rispetto a quelli subiti da lavoratori italiani, a meno di 1 a 15. L'età in cui più frequentemente si verificano incidenti è tra il 18 e i 35 anni, mentre per quelli gravi la fascia più danneggiata è quella dai 35 ai 49. Ad essere più a rischio di infortuni seri, quelli con una prognosi di almeno 40 giorni o con postumi permanenti (oltre 7.500 nei soli sei comparti prevalenti nei 6 anni considerati), sono gli addetti delle costruzioni, dei trasporti, dell'industria dei metalli e la pubblica amministrazione. Gli infortuni mortali sono stati in tutto il quinquennio 42, con una punta massima di 14 lavoratori deceduti nel solo 2002, con una incidenza maggiore nel settore delle costruzioni. Dove intervenireIl primo passo è passare dalle informazioni all'individuazione delle priorità, partendo dai settori in cui si verifica il maggior numero di infortuni. |
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